Capitolo 1 - La storia di Sam Turner
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Sierra Nevada, 1847.
La neve cadeva fitta, silenziosa, avvolgendo le valli come un sudario. Tra i pini scuri e i dirupi taglienti, il vento portava con sé solo due suoni: il galoppo dei cacciatori di taglie e il fragore del fiume che scorreva a valle. In quel paesaggio ostile, piegato sul letto di un ruscello gelido, Sam Turner setacciava l’acqua con mani intorpidite e occhi segnati da notti insonni. Non era più un cercatore d’oro: era un uomo braccato, il suo nome sussurrato nei saloon e affisso sui manifesti. “Wanted – Sam Turner”.
«Forza, dannato fiume...» mormorò, scuotendo il setaccio. Poi, tra i ciottoli, qualcosa brillò: non solo pepite, ma un frammento dorato, denso, che emanava una luce innaturale. Non era oro, eppure sembrava vivo. Sam lo afferrò. Un brivido lo attraversò, ma non ebbe tempo di riflettere: nell’ombra del bosco, occhi minacciosi lo osservavano.
Con il sacchetto d’oro e il frammento nascosto, cavalcò fino al villaggio. Entrò nell’ufficio dello sceriffo, deciso a saldare la taglia. Dietro la scrivania, lo attendeva un uomo corpulento, dagli occhi duri come l’ossidiana. «Vi stavo aspettando», disse con voce tagliente. Sam posò la borsa sul tavolo. Lo sceriffo la aprì, mise da parte le pepite e sollevò il frammento. «Questo sarà sufficiente», mormorò, gettando il resto ai suoi piedi con disprezzo. Poi infilò il frammento nella giacca, senza aggiungere altro.
Quella notte, Sam sognò torri che crollavano, lingue incomprensibili e popoli dispersi. Il frammento pulsava come un cuore vivo, custodendo un segreto che non apparteneva agli uomini. Si svegliò madido di sudore, con il respiro mozzato.
All’alba corse allo sceriffato. Il manifesto era cambiato: “Wanted – Dead or Alive”. Dentro, dietro la scrivania, non c’era l’uomo della sera prima, ma un sessantenne basso e panciuto. «Alt! Ti dichiaro in arresto!» gridò. Sam capì: era stato raggirato. Il corpulento dagli occhi d’ossidiana non era mai stato uno sceriffo. Aveva usato l’inganno per sottrargli il frammento.
Tradito dal destino, Sam balzò a cavallo e sparì tra le montagne, inseguito dal vento e da un mistero che non poteva più controllare.
Oggi.
Tra le cime della Sierra Nevada, l’archeologa Gaia Torres sfiorava le pareti di una grotta nascosta. Nelle mani stringeva il diario consunto di Sam Turner, affidatole da un collega messicano. Le pagine logore raccontavano dell’incontro, del falso sceriffo e della fuga.
Nel punto più remoto della grotta, Gaia trovò una cavità. Dentro, avvolto in un panno polveroso, brillava il frammento. Al tatto era freddo, troppo vivo per essere oro. Sulla parete, un’incisione emergeva alla luce della torcia: un simbolo, un indizio, forse la chiave per un altro frammento nascosto altrove.
«Un altro passo...» mormorò, stringendo il frammento con emozione. Non poteva saperlo, ma qualcuno, proprio in quel momento, la stava osservando dall’uscita della grotta.
La caccia ai frammenti era appena ricominciata.
E fuori, tra le vette innevate, il vento sembrava portare ancora l’eco lontano di un uomo in fuga.